Un artista non è mai povero

Scritto da: Antonio De Bellis

Ieri ho rivisto Il pranzo di Babette, film del 1987 tratto dall’omonimo racconto di Karen Blixen.

La storia è edificante. La chef di uno dei più esclusivi e prestigiosi ristoranti di Parigi fugge in Danimarca per scampare ai massacri che fanno seguito alla fine della Comune nel 1871.  Accolta da due anziane sorelle figlie del decano di un piccolo paese, si mette umilmente al loro servizio tacendo del suo passato. Dopo 14 anni riceve dalla Francia una grossa vincita alla lotteria e usa tutto il patrimonio per organizzare un’unica grande e raffinata cena, commemorativa del decano.

La cena è il momento più alto del film.

Babette può finalmente liberare per l’ultima volta il suo grande talento e mettere al servizio degli ignari commensali la creatività e la maestria che l’avevano resa famosa in Francia. Il piacere che invade gli ospiti man mano che assaggiano le varie portate ha il potere di trasformare gli stessi invitati in persone migliori, dissolvendo conflitti e vecchi rancori.

Il dialogo finale con le due sorelle spiega le ragioni di Babette:

- Ma cara Babette non dovevate dar via tutti i vostri averi per amor nostro
– No, non era solo per amor vostro
– Così sarete povera per il resto dei vostri giorni
– Un’artista … non è mai povero
– Era questo tipo di cena che faceste per gli ospiti del Cafè Anglais?
– Potevo renderli felici quando davo tutto il meglio di me, Papin lo sapeva
- Achille Papin?
- Lui disse “per tutto il mondo risuona un lungo grido che esce dal cuore dell’artista: consentitemi di dare tutto il meglio di me”.

Penso che da questo film si possano trarre degli spunti di riflessione utili al nostro Club:

  1. la ricchezza vera è quella che ognuno coltiva dentro di sè: è un concetto universale ed è valido sia per chi ha soldi che per chi non ne ha, perchè è il presupposto, il motore, delle azioni da intraprendere per migliorare la qualità della propria vita. Imparare, allargare gli ambiti della propria conoscenza, porsi degli obiettivi nuovi e sfidanti sono le leve per accrescere il proprio tesoro;
  2. la condivisione è la manifestazione del talento: è il “fare” più che il “dire” che dimostra in modo incontrovertibile la propria capacità e professionalità. Il confronto, all’interno di una comunità che persegue gli stessi obiettivi, arricchisce ulteriormente l’esperienza;
  3. le soddisfazioni nascono dal dare il meglio di sè: quante volte ci capita di vedere persone che viaggiano “al minimo” e sono contente di farlo? che si impegnano lo stretto indispensabile per portare a termine un determinato compito? Penso sia più stressante misurare le proprie energie rispetto al partire ogni volta con l’intenzione di dare il massimo. Se ogni volta si dà il meglio di sè e si prova soddisfazione, perchè non farlo? Non è anche questo uno dei piaceri della vita?

Sono convito che se come Club riusciremo ad aggregare persone di talento che si riconoscono in valori forti e condividono esperienze di valore, creeremo una comunità che troverà nel piacere di incontrarsi la sua ragion d’essere e da cui l’innovazione non può che essere una naturale conseguenza.



2 Comments

  1. Luigi Odello   |  giovedì, 25 ottobre 2012 at 16:51

    Tutto da riflettere Antonio, lo giro anche ai miei collaboratori. Grazie

  2. Antonio De Bellis   |  giovedì, 25 ottobre 2012 at 20:22

    Grazie per l’apprezzamento Luigi. Se puoi mettici al corrente dei commenti e delle riflessioni dei collaboratori. Se emergono altri spunti di riflessione sono benvenuti.

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