La formazione che dura tutta la vita

Scritto da: Antonio De Bellis

Logo_degreed“Non si finisce mai di imparare”. Di solito questa frase la pronunciamo dopo che abbiamo subìto qualcosa di inaspettato e verosimilmente poco piacevole. Ma proviamo a trasformarla in un imperativo positivo. Se la diciamo a noi stessi con convinzione, magicamente diventa uno stimolo a ricercare tutte le occasioni per acquisire nuove conoscenze.
La formazione è indispensabile all’innovazione e se ci soffermiamo a pensare ai momenti che abbiamo per migliorare le nostre competenze o acquisirne di nuove restiamo sorpresi da quanti sono. Facendo un breve escursus:

  • nelle aziende: gli incontri con i fornitori, con i clienti, con la forza vendita e gli stessi colleghi se opportunamente indirizzati dopo l’immancabile cenno al risultato della partita clou della domenica precedente;
  • nei convegni, congressi, fiere, …
  • nelle letture, specialistiche e non, on-line e cartacee
  • a scuola, con al formazione classica accademica, sempre più difficile da seguire se si lavora, o con quella on-line, di cui i mooc ne sono una recente emanazione.

In una società sempre più interconnessa dove le informazioni a livello mondiale stanno crescendo in maniera esponenziale (sembra che secondo un principio analogo alla legge di Moore, il volume di tutti i dati disponibili sull’intero pianeta raddoppi ogni due anni), per tenersi al passo, sarà gioco forza indirizzarsi verso quella che si chiama lifelong learning, la formazione continua che accompagna tutta la vita.
Smarterer logoUn “titolo di studio” come la laurea o un master che corona il periodo scolastico e segna il passaggio al mondo del lavoro, sarà sempre meno un punto di riferimento nella selezione delle persone e nella valutazione del loro potenziale. Agli occhi di un Head Hunter alla ricerca di un candidato per una posizione vacante, conterà sempre di più, oltre all’esperienza lavorativa ovviamente, l’aggiornamento professionale nel corso degli anni.
Ed ecco allora che stanno nascendo nuove società di servizi che cercano di dare una validazione all’intero percorso formativo, unendo i “crediti” che si ricevono dal percorso classico a quelli informali, ma comunque di alto livello, acquisibili da altri istituti di formazione.

Una di queste nuove società è Degreed, una start up californiana nata verso la fine del 2012 che ha proprio l’obiettivo di valorizzare il percorso extra-scolastico. A chi si iscrive è richiesto di inserire nel proprio profilo informazioni molto dettagliate sul percorso scolastico ed extra scolastico seguito. Queste informazioni permettono di ottenere un punteggio che a sua volta concorre a formare una classifica delle competenze di tutti gli iscritti. E’ possibile ricevere crediti da:

Il servizio, che è tuttora in sviluppo, sta allargando la fonte dei crediti anche alle “letture” on line di articoli, saggi, post che vengono inseriti dagli iscritti tramite un pulsante di “pinning”. La validazione degli articoli avviene tramite votazione e questo meccanismo consente anche di far emergere testi utili per l’intera community.

Smarterer è una piattaforma che ha intenti simili a Degreed (dare una validazione alla conoscenza individuale) ma raggiunge i suoi obiettivi in maniera molto più pratica, verificando le competenze direttamente on line tramite test su argomenti scelti dal candidato che devono essere risolti in un tempo molto limitato. Interessante il meccanismo di misurazione perchè utilizza strumenti tipici del gioco che ho descritto in un post in cui parlavo di gamification. La risoluzione dei test permette di ottenere punteggi che portano ad un assessment delle competenze e ad una classifica mondiale che diventa di estrema utilità per chi vuole selezionare determinati profili.



2 Comments

  1. Luigi Odello   |  martedì, 16 aprile 2013 at 06:38

    Bello l’approccio, interessanti le informazioni, Antonio.
    Il tutto mi consente di lanciare una pietra nello stagno. In base a quello che osservo nella mia posizione di formatore mi sto facendo l’idea che siamo in emergenza: bellissimo parlare di formazione che dura una vita, ma come si fa se mancano le basi?
    In particolare mi riferisco a tre aspetti:
    – la carenza di conoscenza delle materie di base (matematica, italiano, storia, geografia ecc);
    – la carenza di codici di comportamento e di comunicazione che si trasformano in difficoltà relazionali;
    – una generalizzata più o meno grave mancanza di motivazione.

    Che fare?

  2. Antonio De Bellis   |  martedì, 16 aprile 2013 at 15:41

    La questione che poni Luigi è di una importanza fondamentale ed evidenzia quanto sia determinante il ruolo dei due attori: le istituzioni (scuole, università, istituti di formazione) e gli individui. Le prime devono erogare servizi al passo con i tempi ed eccellenti nell’offerta e nell’esecuzione. Ma questo non è sufficiente perchè ci deve essere la controparte, gli individui, coloro cioè che i servizi li devono usare. Sembra che, considerando il totale della forza lavoro, solo il 10% è identificabile con i cosiddetti Top Performer, le persone estremamente motivate che cercano aggiornamento e confronto continuo e che, anche per merito del loro dinamismo culturale, raggiungono i traguardi che si pongono. Come coinvolgere e interessare il restante 90% della popolazione è una bella sfida. Lo storytelling può aiutare. In un recente esperimento che sto portando avanti con la Biblioteca del mio comune, ho capito che per spingere a leggere un libro chi non ha il tempo (diciamo così) di farlo, bisogna irretirlo tramite il racconto non tanto della trama, ma delle emozioni che il testo in questione suscita. Se sono bravo a trasferire quello che ho sperimentato in termini di commozione, sentimento, passione, entusiasmo, conoscenza, ho grandi probabilità di conquistare un’anima alla causa.

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